lunedì 7 agosto 2017

La aurora/L’aurora
de/di Federico García Lorca
(trad. Marcela Filippi)


La aurora llega y nadie la recibe en su boca porque allí no hay mañana ni esperanza posible. A veces las monedas en enjambres furiosos taladran y devoran abandonados niños.
Los primeros que salen comprenden con sus huesos que no habrá paraíso ni amores deshojados; saben que van al cieno de números y leyes, a los juegos sin arte, a sudores sin fruto.
La luz es sepultada por cadenas y ruidos en impúdico reto de ciencia sin raíces. Por los barrios hay gentes que vacilan insomnes como recién salidas de un naufragio de sangre.

L'aurora di New York ha quattro colonne di fango e un uragano di nere colombe che sguazzano nelle acque putride.
L'aurora di New York geme nelle immense scalinate cercando tra gli spigoli nardi di angoscia disegnata.
L'aurora arriva e nessuno la riceve in bocca perché non c'è domani né speranza possibile. A volte le monete in sciami furiosi trapanano e divorano bambini abbandonati.
I primi che escono comprendono con le loro ossa che non ci sarà paradiso né amori sfrondati; sanno che vanno al fango di numeri e leggi, ai giochi senz’arte, a sudori senza frutto.
La luce è sepolta da catene e rumori in impudica sfida di scienza senza radici. Nei sobborghi c'è gente che barcolla insonne come appena scampata a un naufragio di sangue.

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